Cubismo e architettura moderna

maggio 26, 2008

Analisi cubista di Colin Rowe

 

Da un analisi dell’opera di Rowe fuoriescono continui tentativi di sperimentazione atti a sostenere come l’architettura moderna fosse in parte il risultato della traduzione di stilemi pittorici cubisti. Un influenza evidente e testimoniata è da ricercarsi negli scritti di Alfred Barr, critico del cubismo americano direttore del Museum of Modern Art, e curatore dell’esposizione sul cubismo, dove Natura Morta con Rete di Sedia 1912 ne fu la protagonista. L’interesse nei confronti del cubismo come realismo concettuale inizia così a prendere corpo e si sposta infatti dal cubismo analitico, che assume nel tempo  un aspetto più piatto ed omogeneo, al collage cubista. Il dipinto del 1912 contenente un elemento reale segna l’inizio di una nuova tridimensionalità, dove il limite tra realtà e finzione si assotiglia fino a scomparire. Natura Morta con Rete di Sedia diviene il simbolo che Rowe utilizza in Collage City proprio perché introduce un nuovo strumento di rappresentazione, l’unione diretta tra realtà materiale e immagini.

Rowe applica chiaramente i principi cubisti nell’analizzare diversi contesti e, come Picasso utilizza frammenti di oggetti reali, egli accosta elementi differenti per andare a creare una città museo.Tentativi ripetuti, propongono Le Corbusier come collagista e soprattutto come purista, in riferimento agli studi sulla Matematica della  Villa Ideale.

la matematica della forma,
 di Rowe verso le strategie estetiche del collage.

 

 Riflessioni

 

“Dal caos emerge un silenzio perfetto”[1] ; è questa la sensazione che prova l’osservatore analizzando l’opera di Malevic Quadrato nero su fondo bianco. L’estraneazione utilizzata da Malevic, la tecnica dello spostamento di un oggetto dal suo abituale contesto ad un inserimento differente, porta allo sviluppo di nuovi linguaggi artistici che influenzeranno anche il campo dell’architettura.[2]

Se a questo spostamento  si applicasse un objet trouvé ad un dipinto su tela, cioè un principio collante tra realtà effimera e materiale, il cammino di astrazione percorso sarebbe in senso contrario. Prendendo infatti come punto di partenza l’opera di Malevic, che arriverà alla sintesi astrattiva assoluta in Quadrato bianco su fondo bianco, passando per Tatlin in Controrilievi, si giungerebbe al  momento esatto in cui sarebbe avvenuta la perdita del centro, ovvero il punto d’inizio del cubismo, definito da Tafuri.

La perdita del centro riferita all’architettura può essere intesa come perdita dei principi umanisti riguardanti le tecniche architettoniche, le matematiche esatte,e come negazione di un revaival classicista, in favore di una reazione di fronte ad  un’angoscia sociale, che in arte si tramuta in contemplazione dell’opera stessa. Proprio in questo punto sta  il rinnegamento a posteriori di Rowe degli  scritti La matematica della villa ideale del 1947, “..fino a quel momento era stato assunto un atteggiamento di naturale
complicità tra la matematica della forma e valori architettonici trascendenti”
[3].
Ovviamente tale atteggiamento  di rifiuto di un formalismo esatto e matematico, in cui le proporzioni intese più in maniera classica che cubista vengono rinnegate dall’autore, non è del tutto lontano dal concetto di collage più tardivo. Rowe era interessato alle idee umanistiche di Wittkower ma per generare un sistema di proporzioni più generale slegandosi cosi da quelle idee che vivono solo all’interno di un loro contesto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cubismo/cubismo analitico dal 1909 in poi, contiene in sé un presupposto che rispecchia le caratteristiche di una società che freneticamente si muove di fronte all’arrivo di tecnologie sempre più avanzate. Fissare i molteplici aspetti e riflessi di una società, di un mondo frantumato, su una tela, esplorando tutte le sfaccettature di una realtà nello stesso istante. Ci si trova ad assumere innumerevoli aspetti di una stessa forma, denudata da qualsiasi tentativo di occultamento e arricchita da gesti all’apparenza casuali. Si giunge così ad una sintesi che rispecchia una sensazione sociale diffusa. L’atteggiamento del cubismo nei confronti del cumulo storico e dell’avvento di innovazioni,portano il movimento artistico ad una sostanziale scelta: il risultato è l’accumulo di una realtà frenetica alla quale vengono letteralmente “incollati” residui di una memoria storica, il collage diviene il mezzo per dichiarare questa intenzione. Realmente Picasso nel  Natura Morta con Rete di Sedia 1912 contrappone la rete  di una sedia con un olio su tela; l’intenzione del gesto è chiara: da qui in poi questa attitudine all’ objet trouvè contaminerà l’arte e non solo.

E’ in questo punto preciso che interviene il metodo comparativo,necessario a dimostrare che una comparazione può effettivamente essere fatta tra due discipline nello stesso periodo storico (arte e architettura per esempio), nel tempo, ovvero in due momenti storici differenti (se effettivamente esiste una permanenza nell’evoluzione delle forme), oppure un confronto tra elementi diversi caratterizzanti un’opera stessa. Utilizzando questo modello Rowe sperimenta un fondamento matematico formale per la comparazione di due progetti altrimenti troppo lontani nel tempo per essere confrontati senza un criterio efficace.

 

 

 

 

Prima comparazione

 

 

Se considerassimo l’affermazione di Gropius nel programma del 1919”…unificare scultura, pittura, arti applicate e antiquariato in una nuova architettura, dato che l’arte sorge indipendente da ogni metodo.[4]potremmo rileggere sotto un altro punto di vista il confronto stilato da Giedion in Spazio Tempo ed Architettura, tra il Bauhaus di Gropius e

L’Arlesienne di Picasso(1911-12): due opere chiave nel contesto in cui vengono concepite. L’Arlesienne tramuta l’angoscia sociale in una visione astratta ad un primo impatto, dato il carattere visivo  di de-costruzione del cubismo, in un immagine effettivamente dotata di realismo. Giunge infatti al soddisfacimento di un bisogno collettivo; raggiunge, e supera, la possibilità di vedere a tutto tondo un oggetto, dall’involucro esterno al suo interno. Questo aspetto di visibilità è il punto che lega secondo Rowe i due ambiti in questione.

Se Giedion confronta le due opere in relazione alla visibilità di un “interno” che entrambe garantiscono, è il metro di misura forse a risultare un po’ riduttivo. Basti pensare che il paragone risulta visivamente soddisfacente e motivato, proprio perché è il vetro, una effettiva trasparenza, ad essere confrontato con la trasparenza non reale ma concettuale  del cubismo. Se come sostiene Rowe cambiassimo l’unità di misura, ovvero definissimo gradi differenti di trasparenza, saremmo in grado a questo punto di cogliere veramente i principi basilari che accomunano le due opere. Una trasparenza letterale per il Bauhaus, data dalle proprietà fisiche del materiale, ed una trasparenza fenomenica per il cubismo, in relazione all’organizzazione formale e spaziale.

 

 

 

 

 

 

                               Impaginazione di Herbert Bayer di Spazio,Tempo ed Architettura

 

 

 

 

 

 

 

 

Seconda comparazione

 

L’unità di misura di questo secondo confronto è dettata dai principi delle teorie cubiste di spazialità, compenetrazione di piani e visibilità. Osservando “adirezionalmente” tutti gli aspetti di una stessa opera o di opere differenti e astraendo ciò che lega al contesto storico, cosiderandole  per assurdo indipendentementi da esso, è possibile ottenere similitudini efficaci.”..alcuni cubisti hanno creato dei dipinti dei quali è possibile affermare che tendono alla perfezione del cristallo… Il cristallo è,in natura,uno dei fenomeni che ci colpiscono di più,perché ci rivela chiaramente il cammino verso l’organizzazione geometrica..Nel vero cubismo, si percepisce qualcosa do organico che procede dall’interno versol’esterno..”[5]

Nella Matematica della Villa Ideale, sottolinea immediatamente questo aspetto. Due edifici Ville Savoye  di Le Corbusier e la Rotonda del Palladio a confronto visivo. E’ la localizzazione reale  dei due edifici il metro di paragone, luoghi memorizzabili, due ville ispirate allo stesso ideale platonico di bellezza, inserite in un contesto naturale. Il metodo wolffliniano permette di registrare similitudini e differenze. Se immaginassimo altri due riferimenti Villa Stein a Graches e la Malcontenta del Palladio come al di sotto di una “grande lente di ingrandimento cubista”, se andassimo cioè oltre ai dettami formali e alle scelte compositive troppo legate al contesto storico, potremmo ottenere elementi in grado di chiarificare ulteriormentel’efficacia del metodo di indagine di Rowe.

Una prima conclusione in realtà  coincide con la motivazione stessa del confronto: non solo quindi una matematica delle proporzioni, ma come ammetterà l’autore, “l’entusiasmo per l’architettura di Le Corbusier e le origini del Classicismo”.[6] In secondo luogo si ha ripresa del concetto di Focillon per cui esiste un perpetuarsi di elementi ricorrenti e costanti nella vita delle forme, e, se volessimo cogliere in architettura un’esperienza del tutto analoga a quella offerta dal cubismo, è a Garches che dobbiamo rivolgerci. L’immagine del cristallo proposta dallo stesso le Corbusier è in gradi di fornirci un riferimento diretto: ancora una volta Graches, dove “l’architettura per piani verticali che dall’esterno all’interno registrano,come in un quadro cubista, complanarità e recessione, effetti di profondità e letture di superficie.”[7]

“Il cubismo più di ogni altra fase precedente di rivoluzione pittorica, presentava aspetti che potevano essere avvicinati a quelli della teoria architettonica Razionalista”.[8]

Marcel Duchamp sarà uno dei primi artisti che con la Ruota di Bicicletta 1912, risolleverà in  parte il mondo dell’arte dalla perpetuante sensazione di angoscia diffusa acutizzata appunto dall’avvento delle ”tecnologie”. Per la prima volta un prodotto industriale, seriale, e ordinario, nella sua identità, viene portato nel mondo dell’arte e della cultura, proprio come accadde per Natura Morta con Rete di Sedia 1912. Oggetti di un mondo nascosto prendono piede, e acquistano maggior significato: la risposta alle nuove tecnologie incalzanti è la messa sotto formalina delle stesse, un oggetto seriale viene inscritto nel mondo culturale.

 

 

Illustrazione da La matematica della villa ideale

 

 

 

 

Terza comparazione

 

Il collage è coscienza dell’architetto, è tecnica, è uno stato d’animo:è lecito a questo punto cosiderare  il collage come un intervento rappresentante la sintesi del percorso cubista e   riflettere sulle scelte che hanno portato Picasso alla realizzazione della natura morta già analizzata in precedenza. Riportare alla luce oggetti della memoria e fisicamente incollarli al quadro, significando e fermando un momento e un’epoca precisi; un atto di sigillazione, un timbro, che segna la conclusione di un lungo percorso. Picasso non sceglie di eliminare la tradizione ne è il moderno a prevalere su di essa, entrambi gli aspetti vengono fissati sulle tela: tradizione (la rete della sedia) e modernità (il  disegno cubista).

Il collage per Rowe è dunque qualcosa che incentiva il cambio, un movimento, un azione, una storia. E’ il metodo che consente di trattare frammenti ,gli oggetti della bassa cultura facenti parte di un mondo sotterraneo, di utilizzarli e ridare loro vita. Il collage assume un carattere tortuoso ed innocente allo stesso tempo. Se volessimo trovare somiglianze tra  i processi di produzione del collage cubista e l’architettura moderna, secondo Rowe, è ancora verso Le Corbusier che dobbiamo guardare.

Nello Studio per il pittore Ozenfant a Parigi gli elementi della storia o dell’archiettura moderna vengono uniti attraverso mezzi fisici, psicologici e ottici del collage: alla rete della sedia si sotituisce lo smalto industriale, e alla tela le pareti dipinte. Molte opere di Le Corbusier sono ricche di “operazioni collanti”, ad esempio il tetto dell’Unitè d’Habitation a Marsiglia, il Padiglione Svizzero,ed in particolare modo il padiglione della Nestlè del 1928.

 

 

 

 

                                            P.Picasso,Natura morta con rete di sedia (1911-1912)

 

 

 

 

 

Conclusioni: l’attegiamento analitico/cubista di Colin Rowe

 

Nonostante l’apparente passaggio dalla pittura al collage esiste in realtà una linea di continuità significativa negli scritti di Rowe. In Collage City l’autore non  devia il suo percorso critico; il cubismo ed i suoi principi rimangono la costante nell’evoluzione del pensiero. E’ forse l’errata convinzione che la matematica potesse essere utilizzata solo per discutere la villa ideale che condusse Rowe all’idea di disfarsi del formalismo analitico in favore dell’estetica del collage. E’ infatti il modo di osservare gli edifici, la città o le opere d’arte a rimanere una costante nell’evoluzione del pensiero critico di Rowe.

Uno sguardo senza dubbio analitico-formale in grado di registrare, come un pittore cubista, differenze, somiglianze e spazi da scavare in profondità simultaneamente.

L’utilizzo dei diagrammi di Wittkower nell’analisi sulla villa ideale rende forse più esplicita questa teoria; la realtà  che viene visualizzata per schemi, per scomposizioni di piani e per visioni astratte.

Il continum di Rowe è esplicito se si legge il collage non solamente come negazione della matematica, ma come un risultato finale, come l’accettazione e compimento di un’utopia sociale:  il collage unisce tradizione e modernità.

Attraverso le tre comparazioni proposte, il cui filo conduttore non è soltanto il cambiamento dell’oggetto analizzato in questione o, la variazione dell’unità di misura che si differenzia caso per caso, ma soprattutto il tessuto connettivo, nonché tesi dello scritto: l’analisi analitico/cubista che Rowe argomenta e giustifica.

 

 

Probabilmente senza un’esperienza ottica unita ad una percezione mentale, che va al di là dei periodi storici, delle strutture e delle discipline, i confronti proposti non avrebbero avuto senso ad esistere.



[1] Tafuri M. Dal Co F., Storia universale dell’Architettura contemporanea,

Ed electa, da cap n°8, Il contributo delle avanguardie storiche.Dal Cubismo alla fondazione del Bauhaus, da pg 102-112

 

[2] ID nota n°1

[3] Linder M., Dall’imprecisione pittorica alla differenza seæming

[4] Id nota n°1

[5] Le Corbusier A.Ozenfant,Sulla Pittura Moderna,Christian Marinotti edizioni,  da cap Il Cubismo prima fase 1908-1911 e cap il  Cubismo Tutti i diritti al lirismo 1912-1918da pg 133-198

[6] C.Rowe,La matematica della villa ideale e altri scritti,Zanichelli Editore,1947,da introduzione di Paolo Berdini,p.XIII

[7] Id nota n°6

[8] Bahnam R.,Architettura della prima età della macchina, Christian Marinotti edizioni, da cap n°15 L’architettura e la tradizione cubista,pg 239-253

Flickr!

maggio 26, 2008

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Da visitare assolutamente il blog di foto!

Cittá nuove e nuove opportunitá

maggio 12, 2008

Inizierei proprio dalla fine… da dove sono adesso….sei mesi  vivendo in questa nuova cittá: Madrid, cercando con tutte le mie forze di riaffermare le mie capacitá, la mia creatività, e mi ritrovo ancora senza ricordarmi dove sia la  ñ su questa maledetta  tastiera e pensando di cambiare lavoro.

Ma quante innumerevoli volte dovró cambiare,  in questa meravigliosa tierra España, in una cittá che si muove che cresce e che consente a noi giovani e pretenziosi architetti di credere ancora nella nostra professione.

A questo punto iniziano i ringraziamenti.

Ringrazio e credo a nome di tanti, tanti amici di universitá,  tutte quelle persone, le “grandi menti pensanti”, di avermi fatto capire, che le ore , le settimane, aspettando una revisione, o le lunghe attese ascoltando un emerito dagli occhi semisocchiusi, non siano state altro che una nube di fumo denso.

Solo adesso si dirada , adesso che cercando di nuovo lavoro mi ritrovo a dover ribattere un’altra volta agli Architetti di qua” che non è poi tanto vero che noi architetti italiani sappiamo solo la teoria di quello che facciamo.

Ebbene si, non voglio generalizzare, perchè ritengo la mia preparazione all’altezza di quello che mi si propone, forse adesso ho la possibilitá di dimostrare che l’architetto non debba solo costruire “la casa dell’uomo”, ma spingersi molto piú in la.

stiamo a vedere

Hello world!

maggio 12, 2008

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